Dossier · I confratelli illustri

I confratelli illustri

Granduchi, papi, re, medici e musicisti hanno indossato la buffa o protetto le Misericordie. Sotto il cappuccio, però, nessuno aveva un nome: era questa la regola.

  • 14 personaggi
  • dal 1244 al 1931
  • solo fatti documentati
  • lettura 10 minuti
Scopri chi erano

A Firenze la Misericordia è guidata da 72 Capi di Guardia, i confratelli che dirigono i turni di servizio. Le antiche Costituzioni dicono che possono essere «di qualsiasi ordine»: prelati, nobili, sacerdoti, artigiani. Per questo, nei secoli, tra i Capi di Guardia sono entrati anche granduchi, cardinali e principi, e sotto la buffa nera prestavano lo stesso servizio dei facchini e dei bottegai.

In questo dossier raccontiamo i personaggi famosi legati alle Misericordie. Distinguiamo con cura chi era confratello (iscritto, spesso con una carica) da chi è stato protettore o benefattore, e segnaliamo come tali le leggende. Alcuni nomi celebri che si sentono citare, invece, non hanno nessuna prova: li trovi in fondo.

Il racconto

Sotto la buffa

Chi è stato davvero confratello, chi ha protetto le Misericordie, e quali nomi famosi circolano senza prove.

  1. 1244 Il santo

    San Pietro Martire, alle origini

    Dipinto antico di San Pietro Martire, con il saio domenicano
    San Pietro Martire, il frate domenicano legato alle origini della Misericordia.Pubblico dominio · Wikimedia Commons
    Secondo la tradizione, la Misericordia di Firenze nasce nel 1244 dalla predicazione del frate domenicano Pietro da Verona, che dà forma alla carità spontanea dei fiorentini. Un registro del Trecento dice che la Compagnia fu «cominciata per lo beato messer santo Pietro martire». Ucciso nel 1252, viene proclamato santo l’anno dopo. È un fondatore spirituale più che un confratello in senso moderno.
  2. 1525 Il papa benefattore

    Clemente VII e la chiesa degli Adimari

    Ritratto di papa Clemente VII seduto, dipinto da Sebastiano del Piombo
    Papa Clemente VII, ritratto di Sebastiano del Piombo.Pubblico dominio · Wikimedia Commons
    Nel 1525 papa Clemente VII, al secolo Giulio de’ Medici, concede alla Misericordia la chiesa di San Cristoforo degli Adimari, dove i confratelli resteranno fino al 1576. È un protettore e benefattore, non un iscritto.
  3. 1576 Il granduca benefattore

    Francesco I e la sede davanti al campanile

    Ritratto ufficiale del granduca Francesco I de' Medici, dipinto da Scipione Pulzone
    Francesco I de' Medici, ritratto di Scipione Pulzone.Pubblico dominio · Wikimedia Commons
    Su richiesta del provveditore Simone di Nunziato Santini, il granduca Francesco I de’ Medici assegna alla Misericordia i locali di fronte al Campanile di Giotto: è la sede che usa ancora oggi. Le fonti indicano il 1575 o il 1576.
  4. 1640 Il granduca confratello

    Ferdinando II, eletto «a viva voce»

    Ritratto ufficiale del granduca Ferdinando II de' Medici, dipinto da Justus Sustermans
    Ferdinando II de' Medici, ritratto di Justus Sustermans.Pubblico dominio · Wikimedia Commons
    L’11 novembre 1640 il granduca Ferdinando II de’ Medici viene eletto Capo di Guardia, al posto del senatore Silvestro Aldobrandini, morto da poco. Lo storico Niccolai racconta che i Capitani e il «Corpo di Compagnia» lo elessero «a viva voce»: il sovrano di Toscana entrava così nel numero dei 72.
  5. 1670 Il granduca confratello

    Cosimo III e la statua del patrono

    Ritratto del granduca Cosimo III de' Medici in abiti granducali, dipinto dal Volterrano
    Cosimo III de' Medici, ritratto del Volterrano.Pubblico dominio · Wikimedia Commons
    Il 7 luglio 1670 è eletto Capo di Guardia il granduca Cosimo III de’ Medici. Nella stessa occasione dona alla Misericordia una statua di San Sebastiano, il patrono della Confraternita.
  6. 1726 Il cardinale poi papa

    Lorenzo Corsini, il papa con la buffa

    Ritratto di papa Clemente XII seduto, dipinto da Agostino Masucci
    Papa Clemente XII, ritratto di Agostino Masucci.Pubblico dominio · Wikimedia Commons
    Nel 1726 il cardinale fiorentino Lorenzo Corsini entra nel Collegio dei Capi di Guardia. Quattro anni dopo, nel 1730, viene eletto papa con il nome di Clemente XII, e la Misericordia celebra una Messa solenne. È il caso più chiaro, documentato dalla cronologia ufficiale della Confraternita, di un confratello di Firenze salito al soglio di Pietro.
  7. 1775 Il granduca riformatore

    Pietro Leopoldo, che chiuse le confraternite ma salvò la sua

    Il 21 dicembre 1775 il granduca Pietro Leopoldo di Lorena è eletto Capo di Guardia. Finanzia l’ampliamento della sede, anche con 3.620 scudi di tasca propria. Pochi anni dopo, con la riforma del 1784-85, sopprime quasi tutte le confraternite della Toscana; per la Misericordia firma invece una disposizione speciale, che permette ai confratelli di continuare a servire con cappa e buffa. Secondo una memoria del Capo di Guardia Alessandro Ducci, citata dallo storico Niccolai, anche il fratello del granduca, l’imperatore Giuseppe II, durante un soggiorno a Firenze volle vedere i confratelli al lavoro e chiese una copia delle loro Costituzioni.
  8. Anni 1840 Una leggenda

    Il granduca che si alzava da tavola

    Lo scrittore inglese Charles Dickens, in viaggio in Italia, racconta nel 1846 che il granduca di Toscana era iscritto alla Misericordia e che, al suono della campana, «si dice» lo si sia visto alzarsi da tavola e uscire in silenzio per rispondere alla chiamata. L’iscrizione dei granduchi è documentata; l’episodio della tavola resta un «si dice», ed è giusto raccontarlo come una leggenda.
  9. 1856 Il medico

    Giuseppe Barellai, «giornante buonavoglia»

    Il medico fiorentino Giuseppe Barellai (1813-1884) fondò gli ospizi marini, per portare al mare i bambini malati di tubercolosi. Era volontario della Misericordia: sulla sua lapide, nel cimitero di Pinti riservato ai confratelli, è chiamato «giornante buonavoglia», cioè fratello che faceva i turni per scelta. Il primo ospizio, a Viareggio nel 1856, i confratelli lo chiamavano scherzando il «Palazzo delle Muse».
  10. 1865 Il nobile in servizio

    Il marchese Torrigiani

    Il marchese Carlo Torrigiani, che a Firenze chiamavano «il Federigo Borromeo di Firenze» per la sua carità, muore l’11 aprile 1865, a 54 anni, dopo una breve malattia presa mentre faceva servizio come giornante della Misericordia. Lo racconta una guida di Firenze del 1877: tra i fratelli c’erano nobili, banchieri e professori, tutti con la stessa veste.
  11. 1924 Il compositore

    Giacomo Puccini, confratello a Viareggio

    Ritratto fotografico di Giacomo Puccini con i baffi, in giacca scura, nel 1908
    Giacomo Puccini nel 1908.Pubblico dominio · Wikimedia Commons
    La Misericordia di Viareggio ricorda «il confratello M° Giacomo Puccini». Quando il compositore muore, nel 1924, la confraternita fa celebrare una Messa solenne da Requiem nella chiesa di San Francesco. Nel suo salone consiliare c’è ancora uno dei pianoforti di Puccini, quello della villa di Chiatri, donato da privati.
  12. 1924 – 1931 Il principe poi re

    Umberto di Savoia, «Festaiolo» di San Sebastiano

    Dal 1924 il principe di Piemonte Umberto di Savoia, il futuro re Umberto II, è Capo di Guardia della Misericordia di Firenze. Il 20 gennaio 1931 è il «Festaiolo», cioè chi presiede la festa di San Sebastiano: per l’occasione l’archivista Ugo Morini espone una trentina di codici antichi. Suo padre Vittorio Emanuele III e la regina Elena, invece, avevano solo visitato la Misericordia, nel 1903.
  13. Roma I «cugini» fiorentini

    Michelangelo e Vasari a San Giovanni Decollato

    Ritratto di Michelangelo Buonarroti anziano, di Daniele da Volterra
    Michelangelo Buonarroti, ritratto di Daniele da Volterra.Pubblico dominio · Wikimedia Commons
    A Roma, la confraternita dei fiorentini di San Giovanni Decollato, detta «della Misericordia» (1488), assisteva i condannati a morte. Tra i suoi membri c’era Michelangelo Buonarroti, che uno studio della Casa Buonarroti definisce il suo confratello «più celebre», e Giorgio Vasari, che diresse la decorazione del suo oratorio tra il 1538 e il 1554. Non è una Misericordia del nostro movimento, ma una «cugina» di radice fiorentina.
  14. Senza prove Nomi da non citare

    Chi non risulta tra i confratelli

    In rete si leggono a volte nomi famosi legati alle Misericordie. Per molti non abbiamo trovato nessuna prova: Carlo Collodi, Antonio Meucci, Giovanni Spadolini, Bettino Ricasoli. Giorgio La Pira era terziario domenicano e attivo nella San Vincenzo; Gino Bartali era terziario carmelitano. Pietro Mascagni è sepolto nel cimitero della Misericordia di Livorno, ma questo non prova che fosse iscritto. Se emergeranno documenti, aggiorneremo il dossier.
  15. Sempre I veri illustri

    Migliaia di nomi che nessuno conosce

    La regola della buffa era proprio questa: nessuno doveva sapere chi stava aiutando. Per un granduca o un papa che conosciamo, ci sono migliaia di facchini, artigiani, contadini, donne e ragazzi di cui non sapremo mai il nome, e che per otto secoli hanno fatto la stessa cosa. Sono loro i veri confratelli illustri. Anche oggi, ad Ariccia, chi presta servizio lo fa così: senza chiedere niente, con il motto «Che Iddio te ne renda merito».

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