Dossier · La nostra storia
Dalla buffa alla divisa
La veste rossa delle origini, la cappa nera con la buffa, la fascia al braccio, i camici, e oggi la divisa giallo-ciano che si riconosce in tutta Italia: otto secoli di abiti per la stessa carità.
Inizia la letturaIl primo scopo dell’abito dei confratelli è sempre stato lo stesso: renderli uguali. Nobile o facchino, sotto la veste nessuno doveva distinguersi, e chi riceveva aiuto non doveva sapere da chi. Poi, con il tempo, è arrivato un secondo scopo: farsi vedere, perché un soccorritore sulla strada dev’essere riconoscibile da lontano.
Dalla veste rossa delle origini alla divisa giallo-ciano di oggi, questo dossier racconta come i due scopi si sono passati il testimone. La fonte principale è il cerimoniale della Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia.
Il racconto
Otto secoli di abiti
Come è cambiato l'abito dei confratelli, e perché. Fonte principale: il cerimoniale della Confederazione.
- 1244 Firenze
La veste rossa

I Capitani della Misericordia in veste rossa, affresco del 1386, Museo del Bigallo, Firenze.Foto Sailko · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons Secondo il cerimoniale della Confederazione, a Firenze la veste dei confratelli fu rossa dal 1244 al 1495: il rosso ricordava che le opere di misericordia sono ispirate dallo Spirito Santo. Era una tunica semplice, uguale per tutti. L’unico segno distintivo era la medaglia con la croce tra le lettere F e M, portata dai Capitani in carica: si vede nell’affresco del 1386 al Museo del Bigallo, con i confratelli in tunica rossa lunga fino ai piedi. - 1495 Firenze
Nera, con la buffa

La veste nera con la buffa e l'antica veste rossa, Museo della Misericordia di Firenze.Foto Sailko · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons Nel 1495 le nuove costituzioni della Misericordia di Firenze cambiano il colore della veste dal rosso al nero, segno di penitenza. Con il nero arriva anche la buffa: il cappuccio cucito alla cappa, con due soli fori per gli occhi, che rende anonimo chi fa il bene, secondo il Vangelo: «non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra». Oggi, nelle cerimonie, la buffa si porta alzata o ripiegata sulla fronte. - La veste Pezzo per pezzo
Cappa, buffa, cordiglio, rosario

Confratelli in cappa e buffa a Firenze, fotografo anonimo, 1858-1863 circa.Rijksmuseum · CC0 · Wikimedia Commons La veste storica è fatta di quattro pezzi: la cappa, la buffa, il cordiglio e il rosario con la medaglia. Alcune Misericordie antiche aggiungono il sanrocchino e il cappello. Tutto è nero o bruno, in segno di penitenza, e ogni pezzo ha un significato: li spieghiamo uno per uno più sotto, nella sezione Il corredo della veste. - 1785 Il divieto
La buffa vietata a tutti, tranne che a loro
Con le riforme del granduca Pietro Leopoldo molte confraternite toscane vengono soppresse e arriva un divieto generale di portare cappa e buffa. Per la Misericordia di Firenze però il granduca firma una disposizione speciale: i confratelli possono continuare il loro servizio «coperti dalla nera veste della carità che li affratella». - Altri colori Non solo nero
Grigio piombo, turchino, bianco
Il nero fiorentino non era l’unico colore. Il cerimoniale riconosce ancora oggi ad alcune Misericordie antiche una veste storica locale «che può differire di colore e di foggia». Ad Anghiari le antiche compagnie vestivano cappe di colori diversi: color piombo, turchina, nera, bianca. Ad Antignano, vicino a Livorno, la veste storica è una semplice veste bianca con il cordone rosso. - Ottocento La fascia
Un nastro al braccio
A metà dell’Ottocento, nelle manifestazioni pubbliche, accanto alla veste entra in uso una fascia da braccio con il nome e lo stemma della confraternita, portata sopra abiti scuri. Per i Capi di Guardia e i rappresentanti la fascia ha righe d’oro o d’argento: è il primo grado visibile. - 1920 Le divise di servizio
Abiti più pratici per i mezzi nuovi
Le prime divise di servizio compaiono negli anni Venti del Novecento, insieme ai carri a mano e ai carri di volata che sostituiscono il cataletto a spalla. I mezzi nuovi chiedono abiti più pratici della lunga cappa. Per decenni ogni confraternita fa da sé, «dal camice alle più moderne tute», mentre la veste nera resta l’abito delle cerimonie. La storia dei mezzi è in Dalla barella all’ambulanza. - 1992 – 1994 Protezione civile
Blu e arancio
Dagli anni Settanta le Misericordie che fanno protezione civile adottano abiti propri. Nel 1992 la Confederazione studia una divisa operativa blu e arancio, estesa nel 1994 a tutto il personale di protezione civile. È la divisa che si vede nelle grandi emergenze, raccontate nel dossier Le Misericordie nella protezione civile. La Misericordia di Ariccia, che oggi non ha un gruppo di protezione civile, usa solo la divisa giallo-ciano. - Anni Novanta Giallo e ciano
Una divisa per tutta l'Italia

Un equipaggio della Misericordia di Ariccia con la divisa giallo-ciano.Misericordia di Ariccia A metà degli anni Novanta la Confederazione, «nell’intento di dare uniformità all’immagine del Movimento», adotta una divisa di servizio nazionale nei colori giallo e ciano, che «ormai distingue ovunque i Confratelli di Misericordia». Il cerimoniale la data al 1995, altre fonti al 1997. Foggia e colori sono fissati dal Consiglio nazionale e la divisa è un marchio registrato: i colori ufficiali sono ciano e giallo pieni, più il giallo fluorescente per il gilet ad alta visibilità. - La divisa Com'è fatta
Tre ottavi ciano, cinque ottavi giallo
Il cerimoniale descrive la divisa nei dettagli. Il giaccone è ciano nella parte alta, maniche comprese, e giallo in quella bassa, con tre fasce riflettenti grigie; sul petto a destra c’è il marchio d’azione, il triangolo giallo con la croce rossa tra la F e la M e il nastrino tricolore; sulla schiena la scritta «Misericordie». I pantaloni sono ciano. Sulla strada si indossa sopra il gilet ad alta visibilità ciano e giallo fluorescente. Sulla manica destra c’è il distintivo di livello, a goccia, con il ruolo: soccorritore, autista. Spille e distintivi non ufficiali non sono ammessi. - 2004 – 2013 Alta visibilità
Farsi vedere sulla strada
Dal 1° aprile 2004 il Codice della strada obbliga chi scende da un veicolo fermo fuori dai centri abitati a indossare un giubbotto o bretelle ad alta visibilità. Nel 2013 la norma europea sugli indumenti ad alta visibilità diventa la EN ISO 20471, che li divide in tre classi: il gilet delle Misericordie è di classe 2. È anche per questo che la veste nera, perfetta per non farsi riconoscere, non era più adatta al soccorso sulla strada. A Firenze, l’ultima a usarla in servizio, oggi i volontari hanno una divisa tecnica fluorescente. - Oggi La Vestizione
«Ricevete la Veste della Misericordia»
La veste storica non si usa più in servizio, ma si consegna ai nuovi confratelli nella cerimonia della Vestizione, spesso durante la festa del patrono (a Firenze San Sebastiano, il 20 gennaio). Il celebrante benedice le vesti, portate dai padrini con sopra le corone del rosario; i nuovi confratelli si inginocchiano e le ricevono con la formula: «Ricevete la Veste della Misericordia, segno ed impegno di un Fratello esemplare: conservatela con cura e portatela con fierezza!». Le preghiere dei confratelli sono raccontate nel dossier Le preghiere dei confratelli.
Pezzo per pezzo
Il corredo della veste
Che cosa indossa un confratello in veste storica, e che cosa significa ogni pezzo. La fonte principale è il cerimoniale della Confederazione; dove un’usanza è solo locale lo indichiamo.

La cappa, con i bottoni neri e il cordiglio, Museo della Misericordia di Pontremoli (dettaglio). Foto Syrio · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons La cappa
Una tunica di stoffa nera lunga fino alla caviglia, abbottonata sul davanti dalla cintola al collo, con bottoni neri. Copre completamente gli abiti di chi la indossa.
Significato La semplicità della foggia dice che i confratelli sono uguali fra loro, senza distinzione di origine e di censo: sotto la cappa il nobile e il facchino non si distinguono. Il nero, come tutti gli altri pezzi della veste, è segno di penitenza.

La buffa con la celata abbassata, Firenze, 1858-1863 circa (dettaglio). Fotografo anonimo · Rijksmuseum · CC0 · Wikimedia Commons La buffa
Il cappuccio nero cucito alla cappa, con soltanto due fori all’altezza degli occhi. La parte che copre il viso si chiama celata: oggi nelle cerimonie si porta alzata o ripiegata sulla fronte.
Significato L’anonimato delle opere di misericordia: chi riceve aiuto non deve sapere chi lo aiuta, e chi aiuta non deve cercare ringraziamenti, perché «non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra». Per questo, ricorda il cerimoniale, i confratelli venivano chiamati «sfacciati»: senza faccia.

Il cordiglio annodato in vita, con il rosario appeso, Museo della Misericordia di Pontremoli (dettaglio). Foto Syrio · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons Il cordiglio
Una corda intrecciata nera che cinge i fianchi, annodata semplicemente sul davanti. In alcune confraternite più antiche termina con una nappa che indica il grado ricoperto nel sodalizio.
Significato La povertà umana davanti a Dio, come scrive il cerimoniale della Confederazione.

La corona del rosario fissata al cordiglio, Museo della Misericordia di Pontremoli (dettaglio). Foto Syrio · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons Il rosario
Una corona lunga, nera o bruna, fissata al cordiglio sul fianco destro. Ha due posizioni: «a coro», pendente sul fianco, quando si sta seduti; «a passeggiata», infilata sotto il cordiglio con la medaglia sulla gamba destra, durante il servizio, perché non ingombri e non si rovini.
Significato La preghiera che accompagna il servizio. La posizione «a coro» ricorda i confratelli di una volta, che aspettavano la chiamata «alla carità» seduti insieme e in silenzio nel Corpo di Guardia. In alcune Misericordie un confratello lascia in eredità il suo rosario, che con la Vestizione passa a un nuovo confratello: le opere di ciascuno fanno parte di un cammino comune che continua di generazione in generazione.

Una medaglia commemorativa in bronzo per i 750 anni della Misericordia, opera di Alberto Inglesi: un esempio di medaglia coniata per un'occasione speciale. Alberto Inglesi · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons La medaglia
Pende in fondo al rosario: è brunita, larga da 3 a 5 centimetri, coniata dalla confraternita o dalla Confederazione. Sul davanti ha un’immagine importante per la vita della confraternita, sul retro un’immagine o una scritta che ne ripete il senso.
Significato Il legame con la propria confraternita. Nel Trecento la medaglia con la croce tra le lettere F e M era l’unico segno distintivo, portato dai Capitani. Ancora oggi alcune Misericordie antiche coniano medaglie per occasioni speciali e le mettono al rosario dei nuovi confratelli: così le loro opere vengono dedicate a uno scopo caro a tutta la confraternita.

San Rocco pellegrino, con il mantello corto sulle spalle che ha dato il nome al sanrocchino e il bordone. Giovanni Battista Tiepolo, 1730 circa (dettaglio). Giovanni Battista Tiepolo · Pubblico dominio · Wikimedia Commons Il sanrocchino
Solo nelle Misericordie che lo prevedono negli antichi statuti
Un corto mantello di cuoio nero che copre solo le spalle, indossato sopra la cappa. Prende il nome da san Rocco, il santo pellegrino. Nel Medioevo lo usavano i pellegrini per ripararsi dalla pioggia e portare meglio i pesi.
Significato Un doppio ricordo: l’antico servizio dei confratelli ai pellegrini diretti a Roma, e il pellegrinaggio della vita di ogni persona verso il Regno dei Cieli.

Il cappello sopra la buffa e il sanrocchino sulle spalle, Firenze, 1889 circa (dettaglio). Fratelli Alinari · Pubblico dominio · Wikimedia Commons Il cappello, o petaso
Solo nelle Misericordie che lo prevedono negli antichi statuti
Un cappello di pesante feltro nero, con le falde larghe arrotolate verso l’alto ai due lati, indossato direttamente sopra la buffa. Non va confuso con quello dei prelati, simile ma con le falde dritte.
Significato È nato per un motivo pratico, ripararsi dalla pioggia durante il servizio all’aperto. Era il cappello tipico dei pellegrini, e come il sanrocchino ricorda la strada.
Guanti e ghette
Uso tradizionale in alcune Misericordie
Insieme alla buffa coprivano anche le mani e le gambe, così che del confratello non si vedesse nulla.
Significato Completare l’anonimato del soccorritore: nessun dettaglio, nemmeno le mani, doveva far capire chi stava aiutando.
Il bordone
Uso locale, per esempio a San Gimignano
Un bastone robusto con la punta di metallo, un’impugnatura e un gancio per appendere la zucca dell’acqua o la bisaccia.
Significato Il bastone del pellegrino: ricorda il viaggio e il cammino, come il sanrocchino e il cappello.
Bandoliera e sciarpa del protocollo
Solo per alcuni servizi
La bandoliera è una bretella di cuoio, a volte ricoperta di stoffa ricamata con le insegne della confraternita, con un alloggiamento per l’asta: la portano i tre confratelli del servizio di bandiera o di stendardo. La sciarpa del protocollo è una fascia azzurra portata ad armacollo sulla spalla sinistra da chi cura il cerimoniale.
Significato Non hanno un significato simbolico, ma una funzione: fanno riconoscere subito, nel corteo, chi porta le insegne e chi guida la cerimonia. Gli stendardi sono raccontati nel dossier Francobolli, medaglie e stendardi.
Fonti
- Cerimoniale della Confederazione delle Misericordie (2009)
- Misericordia di Firenze, percorso storico
- Misericordia di Impruneta, la veste storica
- Misericordia di San Gimignano, la divisa storica e il bordone
- Misericordia di Antignano, i segni distintivi
- Misericordia di Anghiari, la nascita delle Compagnie
- Wikipedia, Confederazione nazionale delle Misericordie d'Italia
- Brocardi, articolo 162 del Codice della strada
- Testo Unico Sicurezza, la norma EN ISO 20471:2013
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