Dossier · La nostra storia
Le Misericordie in tempo di guerra
Sotto le bombe, negli ospedali militari, ai binari dei treni dei feriti, nei commissariamenti del ventennio e oggi ai confini dell'Ucraina e di Gaza: le opere di misericordia non si fermano quando arriva la guerra.
Inizia la letturaLe Misericordie sono nate in tempo di pace, per le malattie e le disgrazie di ogni giorno. Ma in quasi otto secoli hanno attraversato assedi, guerre d’indipendenza, due guerre mondiali e una dittatura. Ogni volta i confratelli hanno fatto la stessa cosa: sono rimasti. Hanno portato i feriti, anche quelli del nemico, hanno sepolto i morti, hanno nascosto le ambulanze perché non venissero portate via, e alcuni ci hanno lasciato la vita.
In questo dossier raccontiamo i fatti che abbiamo potuto verificare, con le fonti. Non c’è tutto: molte storie sono negli archivi delle singole Misericordie e aspettano ancora di essere raccontate. E c’è una pagina meno conosciuta: come il regime fascista ha trattato le Misericordie, controllandole senza riuscire a cancellarle.
La Misericordia di Ariccia è nata nel 1994, quindi nessuna di queste storie è nostra. Ma è la storia della famiglia a cui apparteniamo, e del territorio in cui serviamo: anche i Castelli Romani, nel 1944, hanno conosciuto le bombe.
Il racconto
Quando arriva la guerra
Solo fatti documentati, con le loro fonti. Dove una notizia viene da una sola fonte lo diciamo nel testo.
- 1848 – 1849 Livorno
Soccorso a tutti, anche al nemico
Nel 1848 la Misericordia di Livorno manda 3.157 lire toscane a Venezia, assediata dagli austriaci. L’anno dopo, il 10 e 11 maggio 1849, gli austriaci assaltano e occupano Livorno: secondo la storia della Misericordia, i confratelli escono per le vie deserte e trasportano oltre 90 tra feriti e morti. Poi sono gli stessi occupanti a chiedere aiuto, e i confratelli fanno più di 300 trasferimenti di soldati austriaci feriti, malati o morti. Negli scontri cade il confratello Angiolo Bucalossi, 25 anni, ferito e finito a colpi di baionetta. - 1911 – 1912 La guerra di Libia
Dalle navi ospedale alla stazione
Durante la guerra italo-turca la Misericordia di Livorno porta i militari feriti sbarcati dalle navi ospedale fino alla stazione, da dove ripartono per casa. A Montevarchi, il 10 novembre 1912, la Misericordia celebra nella sua chiesa un funerale per i caduti in Libia. - 1915 – 1918 Grande Guerra · Livorno
26.898 feriti
Dal 25 giugno 1915 le ambulanze della Misericordia di Livorno trasportano i militari feriti e malati: in tutta la guerra 11.898 trasporti per 26.898 feriti. In città c’è anche un comando dell’esercito francese con il suo ospedale, e la Misericordia serve anche quei soldati e le truppe coloniali. Per arrivare prima, nel 1915 nasce un gruppo ciclistico di soccorritori in bicicletta. - 1915 – 1918 Grande Guerra · Firenze e Mugello
Di notte in corsia, di giorno ai binari
Firenze accoglie malati e feriti dal fronte, e la Misericordia, oltre ai trasporti, si fa carico dell’assistenza notturna all’ospedale militare dell’Istituto del Sacro Cuore, al piazzale Michelangelo. A Borgo San Lorenzo le squadre vanno a turno alla stazione, dove passano i treni ospedale e le tradotte dal fronte: «squadre di misericordiosi si recavano a turno alla stazione ferroviaria, ove passavano i treni-ospedale e le tradotte provenienti dal fronte con i feriti di guerra». La guerra, ricordano, «porta via tanti fratelli». - 1916 – 1918 Isonzo e Monte Grappa
Il pievano di Rifredi al fronte
Don Giulio Facibeni, pievano di Rifredi a Firenze e legato alla Misericordia del suo quartiere, parte nel 1916 come cappellano militare sull’Isonzo e sul Monte Grappa. Assiste feriti e moribondi italiani e austriaci e riceve la Medaglia d’argento al valor militare. Molti soldati, morendo, gli affidano i loro figli: da quella promessa nasce nel primo dopoguerra l’Opera Madonnina del Grappa per gli orfani di guerra. Nel 2007 l’Austria gli ha conferito una onorificenza per la pietà verso i soldati nemici. - 1917 – 1919 Profughi e spagnola
Dopo Caporetto, la febbre
Durante la guerra il Bollettino delle Misericordie smette di uscire: ogni confraternita lavora nella sua città, soprattutto per la popolazione e per i profughi. Dopo la disfatta di Caporetto, nell’ottobre 1917, centinaia di migliaia di civili friulani e veneti fuggono verso sud, e molti vengono accolti in Toscana. Poi arriva l’epidemia di febbre spagnola: la Misericordia di Firenze la ricorda tra le grandi prove del Novecento, quella di Borgo San Lorenzo scrive che «portò alla tomba tanti concittadini». - 1890 Prima del fascismo
Opere pie per legge
Per capire che cosa è successo durante il fascismo bisogna partire dalla legge Crispi del 17 luglio 1890, n. 6972. Trasforma le opere pie in istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB), enti pubblici controllati dallo Stato. Molte Misericordie, che hanno come scopo prevalente l’assistenza, diventano IPAB: per esempio quella di Livorno. La legge permette allo Stato di concentrare queste istituzioni o di trasformarle quando ritiene che il loro scopo sia venuto meno. Non tutte però: alcune, come Castelnuovo di Garfagnana, scelgono altre forme. - 1928 – 1930 Il regime fascista
Tutto il soccorso alla Croce Rossa
Il regime vuole portare ogni forma di assistenza sotto lo Stato. Con i decreti del 10 agosto 1928 (n. 2034) e del 12 febbraio 1930 (n. 84) riordina la Croce Rossa e le affida i compiti di soccorso. Secondo la storia della Confederazione e quella delle Pubbliche Assistenze, con questa legge vengono sciolte le associazioni di volontariato prive di personalità giuridica e i loro mezzi passano alla Croce Rossa: delle Pubbliche Assistenze ne sopravvivono una ventina. Le Misericordie temono di fare la stessa fine. - 1926 – 1943 Il regime fascista
Salve, ma sotto controllo
Le Misericordie non vengono sciolte. Scrive la loro Confederazione: il rischio «fu evitato» e le Misericordie mantennero «lo stato di dipendenza e controllo delle attività imposto loro dalla legge Crispi», senza essere smantellate a favore della Croce Rossa. La Federazione continua a riunirsi: nel 1926 il re interviene al congresso di Viareggio, nel 1930 a Pisa si tiene una grande esercitazione della Squadra federale. Perché siano state risparmiate le fonti non lo dicono con certezza, e noi non lo inventiamo. - 1928 – 1944 Il regime fascista
Commissari, podestà, segretari del Fascio
Il controllo si vede nelle singole Misericordie. A Livorno al capo eletto dai confratelli si sostituisce un commissario prefettizio nel 1928, poi dal 1929 al 1945 un preposto «di nomina prefettizia». A Lastra a Signa nel 1929 «il Segretario dei Fasci e Sindacati delle Signe viene imposto come Provveditore della Misericordia». A Montevarchi nel 1933, per pressioni del prefetto e del podestà, la Misericordia è costretta a rinunciare alla proprietà del suo ospedale. All’Antella i fascisti erano «in parte riusciti» a snaturare la confraternita: nell’agosto 1944, con la Liberazione, nuovi dirigenti la fanno risorgere «dalle ceneri dell’era fascista». - 1929 I Patti Lateranensi
Culto o beneficenza?
Il Concordato dell'11 febbraio 1929 (articolo 29) distingue le confraternite: quelle con scopo «esclusivo o prevalente di culto» dipendono dall’autorità ecclesiastica; quelle con scopo prevalente di assistenza e beneficenza, come molte Misericordie, restano enti pubblici regolati dallo Stato. È una distinzione che pesa sulle Misericordie per oltre mezzo secolo, e che dice bene la loro doppia natura: confraternite di fede e servizi di soccorso per tutti. - 1940 – 1945 Seconda guerra mondiale
Sotto le bombe
Durante la Seconda guerra mondiale le Misericordie continuano il soccorso, scrive la Confederazione, «talvolta anche sotto l’imperversare dei bombardamenti, non mancando esempi di eroismo». A Borgo San Lorenzo, nel 1943, il primo bombardamento fa un centinaio di morti: la Misericordia soccorre con le ambulanze e perfino con i carri lettiga dell’Ottocento ripescati dal museo, e i morti vengono ricomposti e allineati «in ogni locale della sede». In ritirata, i tedeschi saccheggiano quasi tutte le sedi: nel 1945 molte Misericordie devono ricominciare da zero. - 1943 – 1944 Livorno
Le ambulanze smontate in soffitta
Livorno è una delle città più bombardate d’Italia e la sede storica della Misericordia viene distrutta: tutto si sposta al cimitero. Quando arriva la notizia che i tedeschi cercano mezzi da requisire, i confratelli smontano ambulanze e carri funebri e ne nascondono i pezzi nelle soffitte del cimitero, così che siano inservibili. Nel dopoguerra la Misericordia riceve dal governo britannico la chiesa anglicana di San Giorgio, che diventa la nuova sede nel 1958. - 1943 – 1945 Montevarchi
Tre nomi da ricordare
A Montevarchi la squadra di pronto soccorso lavora sotto i bombardamenti, e lo sfollamento dell’ospedale resta nella memoria come «eroico e memorabile». Tre confratelli muoiono in servizio: Artidoro Cappelli, Luigi Benedetti, Alfredo Pratesi. Per salvare l’ambulanza i confratelli la murano in un vano della sede; i tedeschi in ritirata la trovano e la portano via comunque. La nuova ambulanza arriverà solo il 30 giugno 1946, comprata con una sottoscrizione di tutta la città. - 12 agosto 1944 Fiesole
Travestirsi da confratelli
I tre carabinieri di Fiesole, che poi si consegneranno ai tedeschi per salvare dieci civili e verranno fucilati, progettano di raggiungere i partigiani a Firenze fingendosi confratelli della Misericordia: era l’unica a poter scendere in città per il servizio di carità. Il piano fallisce perché il blocco è totale, e la sera del 12 agosto è proprio nei locali della Misericordia di Fiesole che uno di loro viene a sapere della minaccia tedesca. La veste nera era rispettata perfino dagli occupanti. - Agosto 1944 Firenze
Di nuovo a mano, tra i ponti distrutti
Nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1944 i tedeschi fanno saltare i ponti sull’Arno, tranne Ponte Vecchio. Le automobili della Misericordia di Firenze sono state tutte requisite: «in una Firenze teatro di scontri e di ferimenti i Confratelli, rimettendo in servizio anche vecchie lettighe e carretti, portano approvvigionamenti e prestano soccorso, medicando e confortando la cittadinanza». Come nell’Ottocento, il soccorso torna a camminare sulle gambe dei confratelli. - 9 agosto – 15 ottobre 1944 Sesto Fiorentino
Un ospedale nella cappella
Mentre passa il fronte, la Misericordia di Sesto Fiorentino trasforma in corsie la cappella, una navata della chiesa e le stanze della canonica. In due mesi ci lavorano 6 medici, 4 suore infermiere, 8 infermieri, 24 sorelle e 36 fratelli della Misericordia. I ricoverati sono 207: 128 feriti e 79 malati, per 1.675 giornate di degenza. - 1943 – 1945 Firenze
Un Giusto tra le Nazioni
Durante l’occupazione tedesca don Giulio Facibeni, lo stesso cappellano della Grande Guerra, nasconde nelle case dell’Opera Madonnina del Grappa ragazzi ricercati e famiglie ebree, e per incarico del cardinale Elia Dalla Costa distribuisce i sussidi clandestini agli ebrei nascosti in città. Nel 1996 lo Yad Vashem di Gerusalemme lo ha riconosciuto Giusto tra le Nazioni. - 1944 Castelli Romani
Il nostro territorio sotto le bombe
Dopo lo sbarco di Anzio i Castelli diventano la retrovia del fronte. Il 1° febbraio 1944 vengono bombardate Albano e Ariccia; il 10 febbraio le bombe colpiscono Propaganda Fide a Castel Gandolfo, dove si erano rifugiati migliaia di sfollati, con centinaia di morti, e a Genzano muoiono 54 civili. Nella villa pontificia un medico volontario organizza un’infermeria improvvisata; i feriti vengono portati a Roma dalla Pontificia Opera di Assistenza. Il 2 giugno i tedeschi fanno saltare il ponte di Ariccia; il 3 giugno arriva la liberazione. Allora qui non c’era una Misericordia: è nata cinquant’anni dopo, nel 1994. - 1945 – 1947 Ricominciare
Jeep, elezioni e un nuovo statuto
Finita la guerra si riparte da poco. All’Antella le prime elezioni libere del Magistrato si tengono il 23 settembre 1945. A Pontassieve la prima ambulanza è una Jeep lasciata dagli americani, al Galluzzo una prima ambulanza arriva dagli Alleati. L’8 gennaio 1947 il congresso di Firenze approva il nuovo statuto e dà alla Federazione un carattere nazionale. La storia dei mezzi del dopoguerra è nel dossier Dalla barella all’ambulanza. - 1988 La Repubblica
Libere davvero
Per quasi un secolo, dalla legge Crispi in poi, molte Misericordie restano enti pubblici sotto il controllo di prefetti e regioni. La svolta arriva con la Corte costituzionale, sentenza n. 396 del 1988: le IPAB che hanno ancora i requisiti di un’istituzione privata possono tornare private, in nome del «principio pluralistico che ispira nel suo complesso la Costituzione repubblicana». Un decreto del 1990 indica tra i requisiti l’ispirazione religiosa e l’origine associativa: è la strada che le Misericordie percorrono per tornare pienamente libere. - 1991 – 1999 Balcani e Albania
Dove la guerra è vicina
Con le guerre della ex Jugoslavia la guerra torna a pochi chilometri dall’Italia. La Misericordia di Pisa ricorda una missione umanitaria in Bosnia e Croazia nel 1991 e l’accoglienza dei profughi albanesi tra il 1991 e il 1997. Nel 1999, durante la guerra del Kosovo, la Confederazione è tra le grandi associazioni che gestiscono interi campi profughi della Missione Arcobaleno in Albania. Lo raccontiamo anche in Nei giorni più difficili. - Dal 2022 Ucraina
Colonne verso il confine
Pochi giorni dopo l’invasione russa, a marzo 2022, una colonna di mezzi delle Misericordie parte da Firenze per il confine polacco e torna con profughe ucraine; un tir porta 10.000 chili di aiuti raccolti dalle Misericordie fiorentine. Le missioni continuano: a gennaio 2026 l’ottava missione partita da Cesena porta circa 100 tonnellate di aiuti al confine. Nel 2025 a Ivano-Frankivsk nasce la prima Misericordia ucraina, raccontata in Le cugine nel mondo. - Dal 2024 Gaza e Terra Santa
Aiuti via mare e bambini da curare
Ad agosto 2024 i volontari delle Misericordie toscane accompagnano in Italia alcuni bambini feriti di Gaza, ricoverati al Meyer di Firenze. A gennaio 2025 oltre 50 tonnellate di aiuti partono da Monfalcone ed entrano a Gaza attraverso il corridoio marittimo di Cipro. Nello stesso anno nasce l’Unbroken Kids Alliance per i bambini vittime di guerra e la Confederazione firma un accordo con il Comando operativo interforze per portare aiuti ai civili nelle zone di conflitto. - 2026 Le parole del Papa
«Nei territori di guerra»
Il 14 febbraio 2026, ricevendo le Misericordie d’Italia, Papa Leone XIV ha ricordato che sono nate a Firenze «in un clima di guerre e di lotte intestine», e ha detto: «Dove c’è bisogno, le Misericordie sono presenti, nelle situazioni straordinarie di emergenza, nei territori di guerra, come nei mille servizi nascosti di solidarietà quotidiana». In quell’udienza sono stati benedetti un’ambulanza per l’Ucraina e un ambulatorio mobile per Betlemme e Gaza. Il dossier sui Papi è qui.
Fonti
- Wikipedia, Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Livorno (bibliografia: Sainati 1937, Scarlatti 1939)
- Misericordia di Montevarchi, la storia
- Misericordia di Firenze, percorso storico
- Misericordia di Borgo San Lorenzo, la storia
- Wikipedia, Giulio Facibeni
- Wikipedia, Confederazione nazionale delle Misericordie d'Italia
- M. Ermacora, Dopo Caporetto. I profughi in Italia 1917-18 (Università Ca' Foscari)
- CEI, Circolare n. 28 sulle confraternite (1999)
- Senato della Repubblica, IX legislatura, disegno di legge n. 1715 (1986)
- Misericordia di Lastra a Signa e Scandicci, la storia
- Misericordia dell'Antella, la nostra storia
- Santa Sede, testo dei Patti Lateranensi (1929)
- Wikipedia, Bombardamenti su Livorno
- Musei di Fiesole, i luoghi dei Tre Carabinieri
- Wikipedia, Battaglia di Firenze
- Misericordia di Sesto Fiorentino, cenni storici
- Wikipedia, I Castelli Romani durante la seconda guerra mondiale
- Wikipedia, Bombardamento di Propaganda Fide
- La Nazione, la Misericordia di Pontassieve compie 190 anni (2026)
- Corte costituzionale, sentenza n. 396 del 1988
- Wikipedia, Misericordia di Pisa
- Wikipedia, Missione Arcobaleno
- La Nazione, colonna delle Misericordie al confine ucraino (2022)
- Misericordie d'Italia, l'ottava missione verso il confine ucraino (2026)
- La Nazione, i bambini di Gaza al Meyer (2024)
- Misericordie d'Italia, 50 tonnellate di aiuti a Gaza via Cipro (2025)
- Misericordie d'Italia, accordo con il Comando operativo interforze (2025)
- Santa Sede, discorso di Papa Leone XIV alle Misericordie (14 febbraio 2026)
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