Dossier · La nostra storia
Le Misericordie nei libri e nell'arte
Il cappuccio nero dei confratelli ha colpito scrittori, viaggiatori, pittori e fotografi. Che cosa hanno visto e raccontato, controllato sui testi originali.
Inizia la letturaPer secoli chi passava da Firenze restava colpito da un’immagine: uomini in veste nera, con il volto coperto da un cappuccio con due fori per gli occhi, che portavano a spalla un malato in silenzio. Scrittori italiani e viaggiatori stranieri li hanno messi nei loro libri; pittori e fotografi li hanno ritratti.
Qui raccogliamo i casi che abbiamo potuto verificare sul testo originale. Sul web circolano anche molte attribuzioni sbagliate, da Pinocchio a Camera con vista: in fondo diciamo quali sono, e perché non le abbiamo messe.
Il racconto
Pagine, quadri e fotografie
Ogni citazione è stata controllata sul testo integrale del libro.
- 1840 Pietro Thouar
La barella in tempo di peste
Lo scrittore fiorentino per ragazzi Pietro Thouar, nel racconto storico «Cecchin Salviati» del suo Saggio di racconti, ambienta una scena durante la peste del Cinquecento. Un padre colpito dal male esce di casa e trova una barella che lo aspetta in strada: «I fratelli della Misericordia lo distesero su di esso, e lo trasportarono allo spedale», mentre i figli corrono alla finestra. - 1846 Charles Dickens
Il Granduca con la veste nera
Nel suo libro di viaggio Pictures from Italy, Charles Dickens racconta che il Granduca di Toscana gira per Firenze «in his black robe and hood», con la veste nera e il cappuccio, come membro della Compagnia della Misericordia, una confraternita che «include tutti i ceti». Descrive i confratelli che soccorrono i feriti e li portano «tenderly», con tenerezza, all’ospedale, che assistono i malati senza accettare né denaro né cibo, e che accorrono quando suona la campana grande. - 1876 Edmondo De Amicis
«Come fratelli della Misericordia»
L’autore di Cuore, Edmondo De Amicis, nel libro di viaggio Marocco racconta la traversata di una pianura rovente: per ripararsi dal sole, scrive, «ci coprimmo il capo come fratelli della Misericordia». È solo un paragone, ma dice molto: per un lettore italiano dell’Ottocento l’immagine del confratello incappucciato era familiare a tutti. - 1877 Le sorelle Horner
La guida delle due inglesi
Nella loro guida Walks in Florence, le sorelle inglesi Susan e Joanna Horner spiegano ai turisti come funziona la Misericordia: al suono della campana il «giornante» corre alla sede in piazza del Duomo, indossa la lunga veste nera e il cappuccio che copre il viso, e in quattro portano la lettiga sulle spalle. Raccontano anche la leggenda del facchino Piero Borsi e delle multe sulle bestemmie. - 1887 Thomas Adolphus Trollope
Il silenzio dei fratelli neri
Il racconto più ricco è di Thomas Adolphus Trollope, fratello del romanziere Anthony, che visse a lungo a Firenze. Nelle sue memorie What I Remember descrive i «black robed and black cowled brethren», con il cappuccio «con due fori per gli occhi». Racconta il trasporto di una ragazza inglese gravemente ustionata, fatto da cinque o sei confratelli con una delicatezza che stupì il medico presente, «in absolute silence». E ricorda la regola di non accettare nulla, «not so much as a glass of water», nemmeno un bicchiere d’acqua. - 1893 Emma Perodi
Il gatto dietro la bara
Nelle Novelle della nonna, le fiabe toscane di Emma Perodi lette da generazioni di bambini, la novella «Il gatto del Vicario» ha un passaggio fiorentino. Il vecchio Bencio lascia i suoi beni «allo spedale di San Paolo e alla Confraternita della Misericordia»; al funerale «vennero i fratelli della Misericordia, si caricarono la bara sulle spalle, e il gatto sempre dietro». - 1900 – 1912 Gardner e Lucas
«Still busy and merciful»
Anche all’inizio del Novecento gli scrittori inglesi non mancano di notarli. Lo storico Edmund Gardner, in The Story of Florence (1900), scrive che i fratelli della Misericordia, «in their mysterious black robes hiding their faces», sono familiari anche al turista più distratto. Nel 1912 E. V. Lucas, in A Wanderer in Florence, la definisce la più grande delle società benefiche fiorentine, ancora «busy and merciful», operosa e misericordiosa. - 1942 Alberto Savinio
Una regina vestita da confratello
Ancora nel Novecento, la buffa nera è un’immagine che tutti capiscono. Alberto Savinio, nel ritratto di Isadora Duncan in Narrate, uomini, la vostra storia, descrive la regina Olga di Grecia in carrozza ad Atene, vestita di scuro e con gli occhiali neri, tanto «da sembrare un fratello della Misericordia». - 1857 Eleuterio Pagliano
Il quadro dell'origine

Eleuterio Pagliano, L'origine della Compagnia della Misericordia in Firenze, 1857, Museo Poldi Pezzoli, Milano.Pubblico dominio · Wikimedia Commons Il pittore Eleuterio Pagliano dipinge nel 1857 L’origine della Compagnia della Misericordia in Firenze, oggi al Museo Poldi Pezzoli di Milano. Racconta un episodio della tradizione: un cittadino porta davanti al gonfaloniere il corpo di una giovane rimasta insepolta. È il tipico quadro di storia dell’Ottocento, quando l’Italia appena unita cercava nel passato i suoi esempi di virtù civile. - 1858 – 1863 Le prime fotografie
Il corteo davanti all'obiettivo

Corteo funebre della Misericordia a Firenze, fotografo anonimo, 1858-1863 circa, Rijksmuseum.Rijksmuseum · CC0 · Wikimedia Commons Con la fotografia arrivano a Firenze anche i primi ritratti dei confratelli. In una stampa all’albumina di un fotografo anonimo, oggi al Rijksmuseum di Amsterdam, un corteo funebre della Misericordia sfila con la bara coperta: le vesti nere, i cappucci, il passo lento. Il fotografo tedesco Giorgio Sommer ne fece anche una stereofotografia per i turisti, intitolata «Costume della Misericordia». - 1889 Fratelli Alinari
Un malato sulle spalle

Fratelli Alinari, confratelli della Misericordia che trasportano un malato, Firenze, 1889 circa.Pubblico dominio · Wikimedia Commons Intorno al 1889 i Fratelli Alinari, la più celebre casa fotografica fiorentina, fotografano i confratelli della Misericordia mentre trasportano un malato in barella: una fila di figure incappucciate, un sacerdote in testa, la lettiga coperta. È l’immagine che più di tutte racconta che cosa vedevano i viaggiatori dell’Ottocento. - Falsi miti Quello che non c'è
Pinocchio, Camera con vista e i film
Si legge spesso che la Misericordia compare in Pinocchio: nel testo integrale di Collodi la parola non c’è. Lo stesso vale per Camera con vista di Forster, per Mark Twain e Henry James; in Romola di George Eliot c’è solo l’esclamazione «misericordia!». Per il cinema e la televisione non abbiamo trovato apparizioni documentate: il film Misericordia di Emma Dante (2023) ha in comune solo il titolo. Se conosci un film, una canzone o un libro con i confratelli, scrivici: lo verificheremo e lo aggiungeremo.
Fonti
- P. Thouar, Saggio di racconti (Wikisource)
- C. Dickens, Pictures from Italy (Project Gutenberg)
- E. De Amicis, Marocco, Sul Sebù (Wikisource)
- S. e J. Horner, Walks in Florence (1877)
- T. A. Trollope, What I Remember, vol. 2 (Project Gutenberg)
- E. Perodi, Le novelle della nonna, Il gatto del Vicario (Wikisource)
- E. G. Gardner, The Story of Florence (Project Gutenberg)
- E. V. Lucas, A Wanderer in Florence (Project Gutenberg)
- A. Savinio, Narrate, uomini, la vostra storia, Isadora Duncan (Wikisource)
- Wikimedia Commons, il dipinto di Eleuterio Pagliano (Museo Poldi Pezzoli)
- Wikimedia Commons, corteo funebre a Firenze (Rijksmuseum)
- Wikimedia Commons, Fratelli Alinari, i confratelli trasportano un malato
- C. Collodi, Le avventure di Pinocchio (Project Gutenberg)
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