Dossier · La spiritualità delle Misericordie
Le preghiere dei confratelli
«Che Iddio te ne renda merito»: dietro ogni servizio c'è una preghiera semplice, nata in otto secoli di carità. Le formule, i riti e i patroni dei confratelli.
Inizia la letturaLe Misericordie sono confraternite cattoliche, ma la loro spiritualità ha un tratto particolare: non nasce da una devozione o da un’apparizione, nasce da un fare. Papa Francesco, incontrandole nel 2014, lo ha detto così: «L’attività delle vostre associazioni si ispira alle sette opere di misericordia corporale».
Per questo le preghiere dei confratelli sono poche e semplici, legate al servizio: prima di uscire, durante il trasporto, al ritorno in sede. In questo dossier le raccontiamo come le tramandano gli statuti e i regolamenti delle Misericordie. Non esiste, almeno nelle fonti pubbliche che abbiamo trovato, un’unica «preghiera del confratello» valida per tutti: ogni Misericordia ha le sue usanze.
Il racconto
Pregare servendo
Le parole e i gesti della spiritualità dei confratelli, riportati come li tramandano le fonti.
- Le basi Le opere di misericordia
Quattordici opere
Il Catechismo della Chiesa cattolica (n. 2447) le definisce così: «Le opere di misericordia sono azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali». Le corporali: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. Le spirituali: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. Approfondisci nel nostro dossier Le opere di misericordia. - Il motto Le parole dei confratelli
«Che Iddio te ne renda merito»

La «buffa» nera e la veste rossa, Museo della Misericordia di Firenze.Foto Sailko · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons È il saluto tradizionale delle Misericordie. Lo statuto tipo delle Misericordie lo spiega così: il confratello «riceve dall’assistito la propria ideale retribuzione solo nella coscienza del dovere compiuto e lo ringrazia con l’espressione del tradizionale motto delle Misericordie Che Iddio gliene renda merito». Il senso è un ribaltamento: non è chi riceve aiuto a dover ringraziare, ma il volontario, che ha avuto l’occasione di fare il bene. La Misericordia di Pistoia lo dice con una frase bellissima: è «la sola ricompensa che ogni Confratello di Misericordia possa ricevere da Dio per bocca di un fratello sconosciuto». - Sotto la barella Il cambio
«Iddio gliene renda merito» – «Vada in pace»
Un tempo il motto accompagnava anche la fatica. Il regolamento della Misericordia di Pisa del 1848 prescrive che, al cambio sotto la barella, chi prende il posto dica «Iddio gliene renda merito» e chi lascia risponda «Vada in pace». A San Gimignano, al rientro in sede, il fratello più anziano o il Capo di Guardia recitava una preghiera per la persona trasportata o il defunto e una per i fratelli, e li salutava: «Iddio ve ne renda merito». E loro rispondevano: «Vada in pace». - Il ritorno La preghiera in sede
Un Pater, un'Ave e un Requiem
A Firenze la regola è scritta ancora oggi nel regolamento dei confratelli: «Al ritorno la squadra sosterà in Oratorio o nei locali della Compagnia dove il Maestro reciterà con gli altri componenti la squadra un Pater, Ave e Requiem per tutti i confratelli defunti, dopo di che li ringrazierà col Dio ve ne renda merito!. Al che i presenti risponderanno Anche a Lei». Un gesto di pochi minuti che chiude ogni servizio ricordando chi ha servito prima di noi. - I defunti L'ultima opera
L'eterno riposo
Durante il trasporto dei defunti, dice ancora il regolamento fiorentino, «gli accompagnatori non dimentichino di pregare per il defunto, o singolarmente o, meglio, insieme». La preghiera è quella di sempre, il Requiem: «L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen». Per i confratelli che muoiono, a Firenze, si celebrano tre Messe e l’Ufficio dei defunti. - I patroni Tobia e Sebastiano
Il santo che seppelliva i morti e quello che protegge dal contagio

San Sebastiano, patrono delle Misericordie, di Benedetto da Maiano.Foto Sailko · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons Il primo patrono della Misericordia di Firenze fu San Tobia, che nell’Antico Testamento soccorre gratuitamente due forestieri e seppellisce i morti. Nel Cinquecento il patrono principale diventa San Sebastiano, invocato contro la peste. Ancora oggi la sua festa, il 20 gennaio, a Firenze si celebra con i «panellini» benedetti, e molte Misericordie celebrano la vestizione dei nuovi confratelli nella festa del proprio patrono, che spesso è proprio lui: la veste, la buffa, il cordiglio e il rosario con la medaglia. - Maria Sotto il manto
La Madonna della Misericordia

Piero della Francesca, Madonna della Misericordia, per la Compagnia della Misericordia di Sansepolcro.Pubblico dominio · Wikimedia Commons Il primo nome della Misericordia di Firenze era «Compagnia di Santa Maria della Misericordia», e l’immagine della Madonna che apre il mantello accompagna le confraternite da sempre. Due preghiere antichissime della Chiesa raccontano bene quell’immagine. La prima è il Sub tuum praesidium: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta». La seconda è la Salve Regina, che saluta Maria come «madre di misericordia». - Oggi Preghiere di oggi
La preghiera del volontario
Molte Misericordie hanno preghiere proprie, scritte in tempi recenti. La Misericordia di San Gimignano, per esempio, pubblica una Preghiera del volontario di autore ignoto che comincia così: «Sacrificare un poco della propria vita, donare una parte di se stessi senza nulla chiedere, è amore». E una preghiera alla Madonna Addolorata, «Madre di Misericordia, che lungo i secoli hai guidato con la tua protezione i Fratelli e le Sorelle della Confraternita di Misericordia». I testi completi sono sul sito di quella Misericordia. - Il Duecento Le laudi
Il canto delle prime confraternite
Le Misericordie nascono nello stesso mondo delle compagnie dei Laudesi, le confraternite che nel Duecento cantavano le lodi a Dio e alla Madonna in volgare. Il più antico canzoniere musicale in lingua italiana è il Laudario di Cortona, copiato tra il 1270 e il 1297. Comincia così una delle sue laudi: «Gloria ’n cielo e pace ’n terra, nat’è ’l nostro Salvatore». Non sono testi delle Misericordie, ma ci fanno sentire la voce delle confraternite di quell’epoca. - Attenzione Una distinzione
Misericordie e Divina Misericordia
Spesso le due cose si confondono. La devozione alla Divina Misericordia, con la sua coroncina, nasce nel Novecento dalle esperienze mistiche di Santa Faustina Kowalska (1905-1938); la Domenica della Divina Misericordia è stata istituita da Giovanni Paolo II nel 2000. Le Misericordie, invece, sono confraternite laiche nate a Firenze nel 1244: la loro spiritualità non è legata a un’immagine o a una devozione, ma al fare le opere di misericordia, gratis e senza farsi riconoscere.
Fonti
- Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2447
- Compendio del Catechismo, appendice (preghiere e opere di misericordia)
- Papa Francesco alla Confederazione delle Misericordie (14 giugno 2014)
- Leone XIV alla Confederazione delle Misericordie (14 febbraio 2026)
- Statuto tipo delle Misericordie, art. 13 (Misericordia di Magione)
- Confederazione, Vademecum: tempi liturgici
- Misericordia di Pistoia, La vestizione
- Regolamento disciplinare della Misericordia di Pisa (1848)
- Misericordia di San Gimignano, Il ringraziamento dei fratelli
- Misericordia di Firenze, Regolamento generale degli Ascritti (2012)
- Misericordia di Firenze, Storia
- Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze, Wikipedia
- Misericordia di San Gimignano, Preghiere
- Laudario di Cortona, Wikipedia
- Giovanni Paolo II, omelia per la canonizzazione di Santa Faustina (30 aprile 2000)
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