Le Misericordie sono tra le più antiche associazioni di volontariato al mondo: una tradizione di carità che dura da quasi otto secoli, nel segno dell’aiuto al prossimo e delle Opere di Misericordia. La Misericordia di Ariccia, nata nel 1994, è parte di questo grande Movimento.
Le origini
Le radici del Movimento affondano nel pieno Medioevo, nella città di Firenze. Durante il periodo dei Comuni, fra le lotte tra Impero e Papato, nacquero numerose Compagnie e Fraternite: in questo contesto sorse una delle prime Compagnie dedicate all’esercizio concreto della carità.

La storia

Nel 1244 giunse a Firenze il frate domenicano Pietro da Verona, che comprese il valore dell’associazionismo spontaneo dei fedeli e stabilì le prime Costituzioni della Misericordia di Firenze, per garantirne la conformità ai principi della Chiesa. È lui ad aver dato alla prima Misericordia la solidità dell’istituzione; fu proclamato santo nel 1253 con il titolo di San Pietro Martire.
Il primo documento conosciuto che cita la Misericordia risale al 1321, quando la Compagnia disponeva già dei capitali per acquistare una casa davanti al Battistero.
Confratelli e protettori illustri
In quasi otto secoli, accanto al popolo, hanno servito o protetto la Misericordia di Firenze molte figure di primo piano.
Pontefici
- Papa Clemente VII (1525) — concesse alla Compagnia la chiesa di San Cristoforo degli Adimari.
- Lorenzo Corsini, poi Papa Clemente XII (1726).
Granduchi di Toscana — spesso «Capi di Guardia» della Confraternita
- Francesco I de’ Medici (1576) — concesse la sede di fronte al campanile di Giotto, tuttora utilizzata.
- Ferdinando II de’ Medici (1640).
- Cosimo III de’ Medici (1670) — donò la statua di San Sebastiano, patrono della Misericordia.
- Pietro Leopoldo di Lorena (1775) — protesse la Misericordia dalla soppressione delle associazioni religiose del 1784.
Casa Savoia
- Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena — in visita (1903).
- Umberto di Savoia — «Capo di Guardia» (1924).
Cultura e Chiesa
- Giovanni Boccaccio, che nel Decameron descrisse Firenze durante la peste del 1348, quando la Misericordia era all’opera.
- Il Cardinale Elia Dalla Costa, arcivescovo di Firenze (1949).
Eppure, sotto la veste anonima della «buffa», ogni confratello era uguale agli altri: papi, principi e popolani prestavano lo stesso servizio, senza distinzione di rango. È questo lo spirito che ancora oggi anima le Misericordie.
La leggenda
Secondo la tradizione popolare, l’iniziatore sarebbe stato Piero Borsi, facchino dell’Arte della Lana. Insieme ai compagni, che si riunivano presso la Buca degli Adimari — una mescita di vino vicino alla cattedrale —, propose di istituire una multa per chi bestemmiava. Con le offerte raccolte comprarono sei zane (ceste) per trasportare i malati agli ospedali: così, secondo il sentimento popolare, ebbe inizio la Compagnia.
La «buffa», la veste di servizio
Fin dalla nascita i Confratelli indossavano una veste di servizio, per apparire visivamente uguali senza distinzione di censo: una cappa chiamata «buffa» che copriva il volto, con guanti e ghette. Questa copertura garantiva l’anonimato del soccorritore, secondo il principio evangelico «non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra».
La veste era in origine rossa, a significare l’ispirazione dello Spirito Santo; nel 1495 assunse il colore nero, in segno di penitenza, ancora oggi usato nella veste storica consegnata ai nuovi confratelli durante la cerimonia di Vestizione.


La diffusione in Italia
Sull’esempio fiorentino nacquero confraternite analoghe in molte città toscane e poi in altri Stati italiani, tutte unite dall’ispirazione evangelica, dal legame con la Chiesa e dalla missione di servizio ai malati e ai poveri. Le Misericordie «si governano a popolo», con organi liberamente eletti.

I servizi crebbero nel tempo: trasporto dei malati, sepoltura dei defunti, igiene pubblica durante le pestilenze, assistenza ai carcerati, aiuto a donne e famiglie in difficoltà, gestione di ospizi, accompagnamento alle celebrazioni religiose.
All’estero
Verso la fine del Quattrocento l’esperienza si diffuse in Portogallo: la regina Eleonora promosse la fondazione della Misericordia di Lisbona nel 1498. Le Sante Case di Misericordia portoghesi si diffusero rapidamente e, grazie ai navigatori, si impiantarono nelle colonie: dal Brasile al Mozambico, da São Tomé a Macao.
La nascita del Movimento
Verso la metà dell’Ottocento esistevano quasi cento Misericordie, soprattutto in Toscana. Con il nuovo Regno d’Italia crebbe la volontà di unire le forze: il 24 e 25 settembre 1899, riunite a Pistoia nel loro 1° Congresso e con la benedizione del Santo Padre, le Misericordie decisero di costituire la Federazione delle Associazioni e Confraternite di Misericordia.
Quella data segna l’origine della Confederazione e la nascita del Movimento.
Le Misericordie oggi
Oggi la Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia riunisce queste realtà diffuse in tutta la penisola. La Misericordia di Ariccia ne è parte, portando nei Castelli Romani la stessa, antica vocazione: stare accanto a chi soffre.
Il Museo della Misericordia
A Firenze, nella sede storica di Piazza del Duomo, il Museo della Misericordia racconta quasi otto secoli di storia in 14 sale: manoscritti, dipinti, stemmi, arredi e oggetti della tradizione della Confraternita. Per chi desidera approfondire le radici del nostro movimento, è una tappa preziosa — museo.misericordia.firenze.it.
